lunedì 21 agosto 2017

Con un po’ di solitudine addio allo stress

Con un po’ di solitudine addio allo stress



I momenti di “stacco” sono fondamentali per il cervello: non servono tecniche complicate, ma piccole pause che arricchiscono e fanno sentire …meno soli!

Quando la solitudine è un’amica sincera

Esiste un bisogno psichico primario, che ha sempre accompagnato l’uomo in tutta la sua storia: poter stare da solo. Non parliamo di una ben poco auspicabile solitudine sociale, dato che gli esseri umani sono “costruiti” per essere in relazione, ma come possibilità di avere tempo e spazi per stare con se stessi, per sganciarsi momentaneamente dagli altri e quindi agganciarsi di più alla propria essenza: ritrovare la sensazione di sé, sentirsi, riunificarsi. Non si tratta di meditare o di pregare, ma semplicemente di non essere connessi con la consueta rete di relazioni, sia concrete che virtuali. Momenti nei quali la mente ha assoluto bisogno di non essere interrotta da richieste esterne, così da poter svolgere le fondamentali operazioni di “reset” dallo stress quotidiano, di relax, di concentrazione energetica e di percezione di senso, che possono avvenire solo in questo modo. Lo stile di vita che ci viene imposto dalla società, non lo prevede: al contrario, sembra fare di tutto per non lasciarci mai soli. Le richieste professionali, sociali, familiari e amicali si sono moltiplicate a causa della tecnologia che ci rende raggiungibili in ogni momento, aumentano proprio il livello di stress.

Vinci la dipendenza dagli altri  


La scena più esemplificativa per spiegare questo bisogno è quella di una persona seduta alla fermata dell’autobus: potrebbe essere un momento di sana solitudine e di “ricarica” dallo stress, e invece si mette a scrivere sms non necessari a qualcuno, tanto per “riempire il tempo”. Per fortuna recuperare questi momenti “sacri” per il sistema nervoso e per l’equilibrio psichico non è impossibile. Non si tratta di rinunciare ai preziosi strumenti del progresso, ma di disciplinarne l’impiego, per vincere la dipendenza dalla relazionalità continua. Se non ci concediamo ogni tot questa solitudine, finiremo per sentirci soli proprio nelle relazioni! 

Legittimare il bisogno di solitudine

Oggi disconnettersi dalle relazioni, anche se per poco, sembra quasi un delitto. Diventare irraggiungibili per un’ora può farci sentire addirittura in colpa. Perciò è necessario legittimare il proprio bisogno di stare un po’ da soli: se aspettiamo che sia la realtà esterna a lasciarci lo spazio, non l’avremo mai.

Alt alle interferenze

Spesso si sottovaluta l’importanza di questa solitudine necessaria, e ci si concede continue interruzioni. È importante al contrario difendere questi momenti di solitudine, allo stesso modo di quando si è, ad esempio, in una riunione di lavoro e non si può essere interrotti.

Non usare la solitudine…per lavoro!

Stare da soli non significa trovare del tempo per “portarsi avanti” con il lavoro, “approfittarne per” rimettersi in pari, e via dicendo. La solitudine “buona” è quella in cui si fa ciò che si vuole, che non si trasforma in qualcosa che, in modo diretto o indiretto, ci connette ancora con l’esterno e con i doveri.

Stare da soli ogni tanto fa bene perché:  

 
- Ti rimette subito in contatto con te stesso

- L’identità si rinforza e lo stress si riduce

- Ascolti meglio le tue riflessioni ed emozioni.

- Arrivano pensieri e idee altrimenti non attingibili.

- Riequilibri la mente e la psiche si ricarica.

- Ti predisponi meglio alla vita di relazione.

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sabato 19 agosto 2017

Gelatina gommose con agar agar

Servono solo tre ingredienti: la frutta (o altro in base al gusto), lo zucchero e il gelificante. Potete aggiungere del limone in quella frutta che non ha nessuna acidità. Dopo varie prove fatte utilizzando fogli di gelatina (chiamata anche colla di pesce) o pectina, ho trovato il giusto equilibrio tra gli ingredienti usando l’agar agar e devo dire che adesso mantengono la loro consistenza. Erano buonissime anche con la gelatina o pectina, nulla da dire per il gusto, devo dire che si sente tutto il gusto della frutta che si adopera ma dopo averle arrotolate nello zucchero cominciano a sudare e a sciogliersi. Secondo il mio parere sono buonissime anche senza zucchero. Ho provato a metterle nei sacchettini perché volevo regalarle, non ho messo lo zucchero per il problema detto prima ma si sono appiccicate. Adesso con questa nuova ricetta sono veramente il top.

Caramelle ai lamponi (o altra frutta che non si spreme): ingredienti per 20 caramelle circa

  • 200 gr di polpa e succo di lamponi
  • 150 gr zucchero semolato
  • 5 gr agar agar

Procedimento

Per fare le caramelle gelèe con i lamponi che è una frutta che non si può spremere, sarebbe opportuno utilizzare un passaverdura o una centrifuga. C’è dello scarto, infatti per ricavare 200 gr di polpa di lamponi ho utilizzato 300 gr di frutta. Per evitare di sentire in bocca gli sgradevoli semini, ho passato poi la polla con un colino a maglie semi fini. 

Mettete la polpa e succo di lamponi in un pentolino con lo zucchero, fatelo scaldare a fuoco lento mescolando per circa 10 minuti finché lo zucchero si sarà completamente sciolto, poi aggiungete l’agar agar e mescolate energicamente finchè si sarà sciolto completamente anche lui.

Togliete dal fuoco e mettete negli stampini a solidificare per almeno 1 ora. Se preferite, appena è freddo, mettetelo in frigorifero ma l’agar agar si solidifica anche a temperatura ambiente.

IL PROCEDIMENTO POI È UGUALE PER TUTTE LE RICETTE 

Caramelle alla coca cola  : ingredienti per 20 caramelle circa

  • 200 ml di coca cola
  • 150 gr zucchero semolato
  • 1/2 limone (succo)
  • 1 e 1/2 cucchiaino di bicarbonato
  • 5 gr agar agar

Caramelle agli agrumi misti : ingredienti per 20 caramelle circa

  • 200 ml di succo di agrumi (io ho usato arancio, limone e clementine)
  • 150 gr zucchero semolato
  • 5 gr agar agar

Caramelle digestive, brucia grassi 

  • 250 ml di acqua 
  • 5 gr di curcuma
  • 5 gr di zenzero 
  • 5 gr di cannella 
  • 5 gr agar agar
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mercoledì 16 agosto 2017

Intolleranze alimentari in tarda età

Intolleranze alimentari in tarda età


Uno dei vantaggi della “giovane età” è proprio quello di riuscire a tollerare qualsiasi alimento: dal più grasso al più dolce, dal più calorico al più lavorato. Insomma…la classica condizione di chi “digerisce anche i sassi!”. Molte persone portano avanti questa capacità anche col passare degli anni, ma molte altre no, scontrandosi con reazioni avverseconseguenti all’ingestione di determinate componenti alimentari.

Oggi sempre più persone accusano difficoltà digestive, eruzioni cutanee o altre risposte pseudo allergiche che comportano l’intervento di una cura farmacologica capace di tamponare tale problematica. Mediamente i sintomi tendono a comparire nell’età adulta, ma in soggetti particolarmente sensibili possono comparire anche molto prima (20-30 anni). Stiamo forse parlando di qualche allergia?

La risposta non è semplice, poiché con troppa facilità oggi si tende a definire una qualsiasi problematica digestiva con il termine di “allergia alimentare” o “intolleranza alimentare”, termini che in realtà indicano situazioni ben diverse e specifiche. Facciamo un po’ di chiarezza a riguardo.

Le reazioni negative agli alimenti possono essere causate da allergia alimentare o intolleranza alimentare, anche se in molti casi derivano da una semplice intossicazione alimentare di tipo microbico o da un’avversione psicologica al cibo.

L’allergia alimentare è una reazione avversa (in questo caso ad alimenti) che coinvolge il sistema immunitario. A scatenare la reazione è una proteina presente nell’alimento che, sebbene sia del tutto innocua per la maggior parte delle persone, in alcuni soggetti finisce per comportarsi da allergene, innescando una catena di reazioni del sistema immunitario tra cui la produzione di anticorpi. Gli anticorpi determinano il rilascio di sostanze chimiche organiche, come l’istamina, che provocano vari sintomi: prurito, naso che cola, tosse o affanno. Fortunatamente, la maggior parte delle risposte allergiche agli alimenti è relativamente lieve ma in un numero limitato di persone si verifica una reazione violenta che può essere letale e che prende il nome di anafilassi. Tra gli allergeni alimentari più comuni vi sono il latte vaccino, le uova, la soia, il grano, i crostacei, la frutta, le arachidi e vari tipi di noci.

Le allergie alimentari sono spesso ereditarie e vengono in genere diagnosticate nei primi anni di vita. Le stime effettive sull’incidenza delle allergie alimentari sono decisamente inferiori alla percezione della gente. Anche se da una su tre persone circa crede di soffrirne, in realtà le allergie alimentari sono scarsamente diffuse. Sulla base di tali studi, è stato stimato che le allergie alimentari si manifestano nel 1-2% circa della popolazione adulta. Nei bambini, il dato sale al 3-7%, anche se, nella maggior parte dei casi, l’allergia viene superata con l’età scolare.

L’intolleranza alimentare, invece, non coinvolge il sistema immunitario: si tratta di un mal funzionamento metabolico a carico di uno o più organi. Un tipico esempio è l’intolleranza al lattosio: le persone che ne sono affette hanno una carenza di lattasi, l’enzima digestivo che scompone lo zucchero del latte.

In realtà negli ultimi anni c’è stato un sensibile aumento delle “intolleranze alimentari”- definite tali in quanto assente una risposta immunitaria vera e propria – tutte accomunate da una condizione di Leaky-gut-sindrome (sindrome della permeabilità intestinale). Tale sindrome, oggetto di studio da ormai diversi anni, deriva da un epitelio gastro-intestinale funzionalmente anomalo dove i microvilli -che normalmente permettono la digestione fisiologica e l’assorbimento selettivo dei micronutrienti – perdono la capacità selettività, permettendo il passaggio di macro-molecole attraverso la barriera gastro-intestinale: tali molecole, di dimensioni maggiori alla norma, entrano così nel circolo sanguigno e vengono identificate come non-self dal nostro sistema immunitario, scatenando così unga risposta immunologica.

Nella maggior parte dei casi, queste “intolleranze” hanno sintomatologia lieve (nausea, diarrea, crampi allo stomaco, gonfiore addominale, insonnia) e sono reversibili (a differenza dell’allergia dove invece l’alimento va eliminato del tutto): studi dimostrano che ripristinando la corretta funzionalità della barriera gastrointestinale del soggetto, i sintomi di intolleranza verso uno o più alimenti può scomparire/arrestarsi. Le prove a sostegno di tutto ciò sono ancora incomplete, ma sono abbastanza solide da incoraggiare i ricercatori a proseguirne il cammino intrapreso.

Nel corso dell’ultimo decennio, c’è stata una crescente attenzione alle tight junction (complessi proteina-proteina importante per il funzionamento della barriera g.i.), in quanto la loro alterazione determina un’interruzione della funzione di barriera g.i. che contribuisce a favorire reazioni immunologiche (malattie autoimmuni ed infiammatorie, croniche o sistemiche, quali allergie alimentari e celiachia). Ad alterarne la funzione sarebbero tutti inquinanti biologici/chimici, interagiscono negativamente con la matrice proteica delle tight junction alterandone la conformazione e quindi aumentandone la permeabilità agli agenti esterni.

Dunque, per farla breve, un’allergia alimentare si diagnostica fin dai primi anni di vita e comporta una risposta del sistema immunitario: tale reazione non dipende dalla “dose” di alimento ingerito, basta una piccola quantità per scatenare la risposta allergica. Un’intolleranza alimentare, invece, compare con l’avanzare dell’età come conseguenza di abitudini alimentari (e non) scorrette o situazioni patologiche che compromettono la fisiologia di uno o più organi: tale condizione, se protratta nel tempo, può compromettere la tolleranza verso un alimento o una classe di alimenti.

La sintomatologia è in parte comune ad entrambe le condizioni (allergia e intolleranza), dunque per poterle distinguere è molto importante esaminare la storia della sintomatologia ed eventuali correlazioni con lo stato di salute dell’individuo. Se i sintomi compaiono in tarda età, molto probabilmente si tratterà di un’intolleranza derivante da abitudini alimentari scorrette o situazioni patologiche pregresse. Un classico esempio è la sensazione di gonfiore addominale dopo i pasti, oppure una tensione addominale che aumenta verso sera. Non è raro il famoso “reflusso gastroesofageo” o l’acidità di stomaco, che di solito comportano il ricorso a farmaci inibitori di pompa (con controindicazioni importanti). Non dimentichiamo il mal di testa, la stitichezza, l’orticaria, i crampi, la diarrea… tutti sintomi di un funzionamento anomalo del sistema digestivo.
Cosa accomuna tutti questi sintomi?

Abitudini alimentari errate, stile di vita stressante, situazioni emotive stressanti, organi funzionalmente compromessi. Cose ben difficili da riscontrare in individui giovani, dove lo stile di vita non ha ancora avuto tempo di crearsi situazioni “stressogene” per il corpo e gli organi digestivi lavorano a pieno delle loro forze.
Oggi, davanti ad una minima sensazione di intolleranza, le indagini si concentrano in primo luogo sul GLUTINE (proteina presente nel grano, nella segale, nell’orzo e nel farro). Sarà solo per “moda” o davvero la probabilità è così alta?

L’intolleranza al glutine è una disfunzione intestinale che si manifesta quando il corpo non tollera tale proteina. In base al grado di tolleranza, si distinguono una gluten sensitivity da una celiachia vera e propria, dove il consumo del glutine comporta un danneggiamento delle pareti di rivestimento dell’intestino tenue e conseguente riduzione della capacità di assorbire nutrienti essenziali quali grassi, proteine, carboidrati, minerali e vitamine. Nella celiachia si attiva un meccanismo autoimmune condizionato da una risposta adattativa del sistema immunitario, nella GS invece, c’è un meccanismo genetico che coinvolge il sistema immunitario innato, creando infezione a livello della mucosa intestinale ma senza alterarne la permeabilità (cosa che avviene invece nella celiachia).
Ad oggi non esistono test di laboratorio o istologici in grado di confermare questo tipo di “reattività”, di conseguenza si tratta di una diagnosi cui si giunge per esclusione; la diagnosi sarà seguita da una dieta con eliminazione del glutine ed un open challenge (una reintroduzione sorvegliata di alimenti contenenti glutine), per valutare se si verifica un effettivo miglioramento dei sintomi alla riduzione o eliminazione del glutine dalla dieta ed una ricomparsa dei disturbi alla reintroduzione di questa proteina alimentare.
I sintomi includono diarrea, debolezza dovuta a perdita di peso, irritabilità e crampi addominali. Nei bambini, possono manifestarsi sintomi di malnutrizione come, ad esempio, una crescita insufficiente. Attualmente, l’unico aiuto per i pazienti celiaci è una dieta priva di glutine. Escludendo tale sostanza dalla dieta, l’intestino si ripara gradualmente e i sintomi scompaiono.

Una corretta diagnosi delle allergie e delle intolleranze alimentari può essere effettuata mediante test scientifici di diverso tipo, ognuno con una modesta valenza. Non esistono attualmente test capaci di “accertare” un’intolleranza.
Se una persona ritiene di soffrire di reazioni allergiche a determinate sostanze alimentari, la prima cosa da fare è consultare il proprio medico per verificare che i sintomi non siano causati da un’altra malattia ed essere eventualmente indirizzato ad un allergologo o da nutrizionista capace di svolgere un’accurata analisi della sintomatologia e poter così indagare sull’eventuale intolleranza.

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venerdì 28 luglio 2017

Come preservare la massa muscolare durante le vacanze?

Come preservare la massa muscolare durante le vacanze?


Con l’arrivo delle vacanze estive molte persone finiscono col ridurre, o addirittura abbandonare totalmente gli allenamenti. In pieno periodo estivo è normale pensare solo alle vacanze, al riposo e al divertimento che si avvicina. Nonostante tutto, mesi, anni di allenamento in palestra non possono essere dimenticati da un momento all’altro. Non parliamo solamente dei kg in più che si possono prendere durante le ferie, ma parliamo essenzialmente del mantenimento della massa muscolare durante il periodo in cui starai lontano dalla palestra. La domanda che si pone durante questo periodo è la seguente: “Qual è la quantità di massa muscolare che posso perdere in questo periodo?”.

Di fatto, l’interruzione degli allenamenti provoca una perdita di muscolo, ma quello che sarà perso dipende da alcune variabili: Tempo in cui gli allenamenti subiranno una diminuzione o saranno interrotti; Tipo di allenamento eseguito (Corsa o muscolazione per esempio); Livello di preparazione fisica.

Alcuni studi hanno dimostrato che le perdite muscolari sono minime quando il periodo di interruzione è breve, mentre non sono state rilevate diminuzioni delle cellule muscolari in praticanti di attività aerobiche (corsa o ciclismo per esempio). Questo significa che l’inattività per un lungo periodo di tempo non può che avere dei riflessi negativi, particolarmente per i praticanti di sport che esigono forza, come nel caso dei culturisti. Dopo 7 mesi senza allenamento i culturisti possono arrivare a perdere dal 10% al 30% della massa muscolare, che si traduce in circa 6 cm di circonferenza del braccio in un atleta che parte inizialmente da 50 cm.

In relazione alla forza, le perdite non sono tanto significative nel caso di un breve periodo di stop (2 settimane per esempio). A partire da 2 mesi di stop la perdita della forza muscolare può aggravarsi fino a diminuire variabilmente tra il 7% e il 12%.

In realtà esistono alcuni modi per prevenire il problema. Di seguito riportiamo alcuni consigli utili per mantenere la massa muscolare intatta durante le vacanze estive:

1. Stai attento con l’alimentazione.

È molto difficile mangiare bene durante il periodo in cui le buone abitudini vengono meno. Comunque sia, evita periodi di digiuno prolungato. Il muscolo funziona come fonte di energia quando l’organismo esaurisce le sue riserve, per questo è importante evitare il catabolismo facendo vari pasti ricchi di proteine, combustibile essenziale per i muscoli, nell’arco della giornata.

Esempio

Colazione

- Puoi scegliere di mangiare uova strapazzate (due uova complete e 4 albumi) con una fetta di pane con pomodoro, e dopo mangiare una banana.

Snack

Puoi portare nella valigia barrette proteiche e bustine monodose di whey protein, per fare i tuoi shaker basterà appena aggiungere acqua, latte o succo di frutta.

Consumare proteine ogni 3 ore mantiene il metabolismo accelerato e i muscoli protetti.

Pasti principali

Mangia pesce e carne magra. Secondo uno studio pubblicato dal Journal of Nutrition consumare 30 g di proteine ad ogni pasto aiuta a costruire muscolo. Ingerendo questa quantità, gli individui che hanno preso parte allo studio, hanno riscontrato un aumento della sintesi proteica del 25% in più rispetto ad un altro gruppo che non ha consumato proteine. Aumentando la sintesi proteica viene potenziata la costruzione della massa muscolare. Consuma proteine 4 volte al giorno per prevenire la perdita di massa muscolare e potenziarne il suo aumento.

Prima di coricarsi

Il formaggio Cottage (fiocchi di latte), o un frullato di proteine caseine, ti aiuteranno a mantenere la massa muscolare durante le ore notturne.

2. Fare esercizi minimi di mantenimento.

Nonostante sia importante prendersi delle vacanze anche dalla palestra, non possiamo dimenticare che molto spesso optiamo per delle pause anche in altri periodi dell’anno. Dunque, se desideri abbassare il ritmo degli allenamenti senza interromperli durante le vacanze puoi sempre fare un salto alla palestra dell’hotel. La maggior parte degli hotel vanno incontro alle esigenze di chi vuole mantenersi in forma, mettendo a disposizione spazi idonei per allenarsi.

Scegli i tuoi esercizi di mantenimento e riserva 20-30 minuti della giornata per realizzare un allenamento di breve durata ma comunque intenso. Puoi anche creare un WOD (Workout of the day) personalizzato per le tue vacanze. Ci sono attrezzature che puoi portare con te e che non occuperanno molto spazio (una corda per saltare, oppure le fasce TRX per esempio).

Esempio:

5 piegamenti su braccia a terra

10 squat

15 flessioni addominali

Numero di serie? Minimo 5.

Termina l’allenamento con una corsa di 10-20 minuti.

In tutti i casi, se la struttura in cui sei ospitato non mette a disposizione una palestra non c’è problema. Gli esercizi menzionati, solo a titolo di esempio, non richiedono un locale specifico per essere eseguiti.

3. Utilizza integratori bloccanti dei grassi.

È quasi inevitabile cadere in tentazione per quanto riguarda l’alimentazione. Dunque, un bloccante dei grassi è una buona opzione per impedire l’entrata di grassi nell’organismo, accelerando il metabolismo e trasformando appunto i grassi in fonte di energia, in modo tale da non essere assorbiti dall’organismo.

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martedì 25 luglio 2017

Gelato proteico Low Fat



Per non farsi mancare niente  anche a noi sportivi e amanti del cibo sano, ecco un favolo gelato Low Fat per uno spuntino freso e super proteico.

Ingredienti:
• 80 g di albumi d’uovo
• 250 g di yogurt Shyr al gusto che preferite
• 250 g di Quark magro
• 40 g di fruttosio
• (solo se volete, pezzi di frutta)

Metti un una ciotola il Quark con lo yogurt e il fruttosio, quindi con una frusta elettrica o a mano sbatti il tutto fino ad ottenere una crema liscia e senza grumi.
A parte monta a neve gli albumi utilizzando le fruste elettriche e incorporali delicatamente alla crema di Quark e yogurt aiutandoti con una spatola o un cucchiaio di legno, mescolando dal basso verso l’alto per non smontare tutto.
Metti tutto in congelatore ed il gioco è fatto.


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giovedì 20 luglio 2017

Involtini di melanzane e Quark magro

Involtini di melanzane e Quark magro 



Tempo: 20 minuti
Dosi per 4
Calorie: 89 per porzione 

Ingredienti:
• 4 melanzane piccole
• 250 gr di Quark magro
• 1 spicchio di aglio
• 10 g di prezzemolo fresco
• qualche foglia di basilico fresco
• 10 g di erba cipollina fresca
• olio di oliva q.b.

Pulisci, lava e taglia per il lungo 4 melanzane piccole, ricavando delle fette spesse circa 3-4 millimetri. 
Grigliale su una piastra ben calda senza ungerle e mettile da parte. In alternativa, puoi cuocerle al forno, coprendole con un foglio di alluminio (così non si seccheranno) fin quando saranno completamente cotte. 
Trita finemente 1 spicchio di aglio, 10 g di prezzemolo fresco, qualche foglia di basilico fresco e 10 g di erba cipollina fresca e amalgamali con 200 g di robiola. Spalma un pochino di crema alla robiola su ciascuna fetta di melanzana e poi avvolgila su se stessa (chiudendola con uno stuzzicadenti, se necessario). 
Servi guarnendo con qualche foglia di basilico fresco e condendo, a piacere, con un filo di olio di oliva. 


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Correre la mattina a stomaco vuoto, i 3 miti più diffusi

Correre la mattina a stomaco vuoto, i 3 miti più diffusi

Risultati immagini per digiuno

C’è chi non lo farebbe in nessun altro momento della giornata e c’è chi alla sola idea inizia a sentirsi fiacco. Vediamo insieme quali sono i vantaggi – per chi se la sente – di correre la mattina presto prima di iniziare la giornata e verifichiamo se gli scettici farebbero meglio a ricredersi e a provare la corsa a digiuno.

1. Consuma i muscoli

Non è raro trovare chi pensa che, senza una giusta quantità di carboidrati e zuccheri, il corpo attinga alle proteine muscolari durante un allenamento, riducendone dunque la massa. In realtà, l’organismo accumula glucosio (zuccheri) in forma di glicogeno nel fegato e nei muscoli. Durante la notte, il livello di insulina (che contribuisce all’assorbimento dello zucchero nelle cellule e previene la perdita muscolare) e il livello di glicogeno del fegato diminuiscono, ma grazie a questo processo il corpo ha ancora riserve di glicogeno muscolare. Quindi, durante una corsa mattutina, il corpo inizialmente attinge le energie da questa fonte e non dai muscoli.
Con un allenamento prolungato, invece, le scorte di glicogeno e i carboidrati presenti nei muscoli diminuiranno e il corpo dovrà attingere ad altre fonti, come gli acidi grassi. Le proteine (amminoacidi) verranno utilizzate solo con un aumento dell’intensità, ma a questo punto della corsa si avvertiranno affaticamento e capogiri che inviteranno comunque ad interrompere l’allenamento. Quindi solo con un allenamento prolungato, l’organismo attingerà alle proteine (amminoacidi) e quindi alla massa muscolare.

2. Fa dimagrire

Un altro luogo comune è pensare che allenarsi a digiuno aiuti a consumare le riserve di grasso e quindi dimagrire. Sicuramente anche in questo caso vengono utilizzati gli acidi grassi, ma questo fattore non è decisivo per la perdita di peso. Tutto dipende comunque dalla durata dell’allenamento e dall’intensità: durante un’attività come la corsa a intervalli, la percentuale di energia prodotta bruciando grassi sarà molto più alta. E l’equazione che conta è sempre la stessa: per dimagrire bisogna consumare più calorie di quelle che si ingeriscono, quindi se l’obiettivo è perdere peso bisogna preferire un workout ad alta intensità anziché correre a digiuno, che non permetterebbe una lunga resistenza. Allenandosi a stomaco vuoto, la percentuale di energia prodotta bruciando grassi è piuttosto alta, ma il consumo di calorie è basso, se si tratta di un allenamento a bassa intensità.

3. Aumenta la resistenza


Per chi è alle prime armi e punta a migliorare i risultati, gli allenamenti a digiuno potrebbero non essere l’ideale: in questa situazione non si ha l’energia per dare il massimo e di conseguenza l’intensità e la durata dei workout ne risentirebbero. Meglio puntare su una prova ad alta intensità e qualità con le giuste scorte energetiche.
Invece, è stato dimostrato il contrario nel caso di atleti professionisti, per i quali gli allenamenti effettuati con riserve basse di glicogeno portano risultati positivi. Il corpo impara così ad ottimizzare il metabolismo per aumentare la resistenza utilizzando solo le scorte di glicogeno presenti. Tuttavia, non ci sono prove che questo porti a migliori performance e allenandosi regolarmente con basse scorte di glicogeno potrebbe nel lungo termine nuocere alla salute.
Anche se ci sono metodi più efficaci per perdere peso o aumentare la resistenza, correre a stomaco vuoto può portare un po’ di varietà ai tuoi allenamenti ed è particolarmente adatto per chi si vuole allenare prima della colazione.

Qui alcuni consigli:


  • Corri tra i 40 e i 60 minuti, a seconda del tuo livello di preparazione.
  • Opta per una corsa a bassa intensità, a un ritmo di recupero o di conversazione. 
  • Bevi un bicchiere d’acqua prima di iniziare a correre.


Inoltre: per la colazione che segue l’allenamento, approfitta della cosiddetta finestra anabolica nei 30 minuti successivi all’allenamento. In questo periodo di tempo il tuo corpo assorbe nutrienti più in fretta del solito, rifornendo pienamente le sue riserve.


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