lunedì 8 agosto 2016

Lo yoga

Una leggenda indiana racconta di un pesce che ascoltava, di nascosto, il dio Siva, Signore dello yoga, mentre insegnava alla dea Parvati, sua diletta sposa, i segreti dello yoga. Il pesce fu scoperto e cacciato dal dio. Alla ricerca di un nuovo luogo in cui vivere, il pesce arrivò, un giorno, sulle rive dell’Indo. A terra avvenne il miracolo: il pesce si trasformò in un uomo. Gli abitanti di quei luoghi lo accolsero fra loro e lo chiamarono Matsyendra, il signore dei pesci. Grato per l’accoglienza Matsyendra insegnò loro tutte le posizioni dello yoga, fra le quali matsyendrasana, una torsione che porta appunto il suo nome.


 Il termine Yoga deriva dalla radice sanscrita YUJ da cui il latino iugum, iugo, cioè aggiogare, congiungere, unire, legare, congiungere. Questo significa che ogni aspetto dell’essere umano, dal più intimo all’esteriore, deve essere integrato. Il “segreto” dello yoga è il raggiungimento di un senso di equilibrio e controllo sul corpo, sul respiro e sulla mente.
Lo yoga è una parte della filosofia induista, ma non è una religione. Le persone di ogni credo o fede religiosa possono praticare lo yoga e sperimentare la vera pace della mente.
La conoscenza dello yoga è antecedente ai Veda, le più antiche scritture indiane. Sono stati ritrovati alcuni sigilli dell’epoca dell’antica civiltà dell’Indo, databili alla seconda metà del terzo millennio a. C. nella città di Mohenjo Daro e Harappa. In essi è rappresentata una figura, presumibilmente divina, seduta in una postura yogica. In seguito si trovano elaborazioni sullo yoga nei sacri libri delle Upanishad e i commenti a queste nei Purana e nelle epopee del Ramayana e del Mahabharata che contiene la famosa Bhagavad Gita. E’ tuttavia Patanjali (50 d.C. circa) che viene considerato il fondatore della filosofia yoga. Egli riunì le linee essenziali e i principi dello yoga già indicati nelle Upanishad. Il suo YOGA SUTRA è il testo più autorevole sullo yoga classico.
Nonostante il Samkhya e il Vedanta, i due sistemi filosofici sui quali si basa lo yoga, siano studiati da moltissimo tempo, solamente pochi orientalisti ed alcuni filosofi si sono dedicati ad uno studio più approfondito di questo metodo. La conoscenza di questa disciplina, in occidente, si verifica solo nel XIX secolo. Filosofi come HegelSchlegel e Schopenhauer incominciarono a studiare il pensiero orientale. Nonostante questo, lo yoga rimase, per moltissimo tempo, sconosciuto alla maggior parte del pubblico. Una più estesa diffusione di questo sistema filosofico in Occidente si verifica da circa 50 anni, nonostante l’interesse si sia spostato più verso la fase ginnica preparatoria che verso quella filosofica.
 Nel pensiero induista l’adozione di qualsiasi metodo, sia spirituale sia psicofisico sia filosofico che porti al raggiungimento di una condizione interiore è considerato yoga. La conoscenza occidentale di questo sistema è stata col tempo deformata, trascurando la componente essenziale dello yoga, cioè l’unificazione di corpo, anima e spirito, per evidenziare l’aspetto più pratico, cioè quello educativo psicofisico. In realtà, gli esercizi ginnici, coincidono con una disposizione mentale, da cui dipende la loro stessa efficacia.
Lo yoga, pur essendo un’antichissima disciplina, è molto più vicina a noi di quanto crediamo. E’ un mezzo per superare il dolore che nasce dai desideri, dalle difficoltà, dalle malattie e dalle disgrazie.
Causa principale dei dolori umani è AVIDYAl’ignoranza, la non–conoscenza, che ci impedisce di discernere l’unità e la divinità dalle innumerevoli apparenze fenomeniche.
Generalmente gli yoga principali sono quattro, due dei quali divisi in quattro varianti ciascuno:
1)      Hatha-Yoga: si basa sul controllo della respirazione e sulle posizioni del corpo, per raggiungere la padronanaza di esso e della vitalità. Si tratta di un intenso sviluppo delle possibilità psico-fisiologiche insite in noi.
2)      Laya-Yoga: conduce, mediante la forza di volontà, alla padronanza dello spirito e si fonda sull’ascolto del proprio intimo. Questo yoga viene suddiviso in 4 parti:a) Bhakti-yoga che si basa sulla devozione e porta l’adepto al controllo di sé attraverso l’amore divino;b) Shakti-yoga che si basa sulla padronanza dell’energia cosmica che risiede, in piccola parte, in ogni cosa.; c) Mantra-yoga che si basa sulla ripetizione melodica di uno o più nomi, frasi o sillabe sacre, che possiedono un’enorme energia capace di dominare tutte le vibrazioni e quindi tutti gli aspetti del mondo esterno: d) Yantra-yoga che si basa sull’uso di simboli del mondo personale del soggetto con il mondo impersonale del divino, cioè dell’anima con Dio.
3)      Dhyana – Yoga: si basa sulla meditazione e porta lo yogin a controllare totalmente il processo del pensiero. E’ simile ai sistemi meditativi ch’an del taoismo dell’antica Cina e a quelli zen del buddismo giapponese.
4)      Raja – Yoga: si basa sul controllo sistematico dei diversi processi di concentrazione, portando a distinguere il vero dal falso. Anch’esso si suddivide in quattro parti: a) Jnana-yoga che si basa sulla ricerca della conoscenza intellettuale spinta all’estremo dei limiti mentali conosciuti e conduce lo yogin al totale dominio dell’intelletto discorsivo; b) Karma-yoga che si basa sulla padronanza dell’attività quotidiana separata da ogni fine personale e porta al controllo delle azioni; Kundalini-Yoga che si basa sul risveglio della forza psicofisica individuata alla base della colonna vertebrale e conduce al controllo dei centri di forze misteriose, e cioè sulle zone da cui questa energia si sviluppa; d) Samadhi-Yoga che si basa su di un’altissima concentrazione che porta lo yogin a identificarsi con l’oggetto della sua contemplazione in un’estasi autentica che nasce dallo sviluppo di un’acuta capacità d’intuizione.
Nessuno di questi yoga è indipendente dagli altri. Inoltre, prendendo in considerazione questi metodi, in base alla nostra cultura occidentale, si può notare come essi siano affiancabili alle quattro funzioni principali della coscienza, cioè il sentimento, il pensiero, la sensazione e l’intuizione: bhakti per il sentimento, jnana per il pensiero o ragione, hatha per la sensazione o impulso istintivo, raja o samadhi per l’intuizione. Tutti gli yoga, per mezzo dei rispettivi metodi, hanno lo stesso fine: eliminare, in chi li pratica, il conflitto interno tra natura e spirito.
Lo Hatha-Yoga si basa sul controllo della respirazione, o meglio del soffio vitale, sulle posizioni del corpo, per raggiungere la padronanza di esso e della vitalità. Chi domina il proprio corpo e i propri istinti è padrone delle emozioni ed è capace di dirigerle, per mezzo del pensiero, verso lo sviluppo dell’intuizione, che è la funzione creatrice superiore, verso la quale sono dirette tutte le altre. Seguendo lo Hatha-Yoga si può raggiungere un equilibrio stabile, base per giungere al Raja-Yoga, lo yoga regale.
Qualsiasi via si decida di intraprendere, tutti gli yoga hanno in comune le otto regole o passi, “anga”, secondo la classificazione di Patanjali:
·          YAMA (autocontrollo, osservanza) che presuppone l’osservanza di cinque precetti morali: non violenza, sincerità, non rubare, non bramosia, continenza.
·          NIYAMA (dovere) riguarda l’osservanza delle pratiche ascetiche: purezza, soddisfazione, austerità, studio e disciplina.
·          ASANA, le posture, la disciplina del corpo che favorisce la meditazione.
·          PRANAYAMA, dominio del prana, l’energia vitale
·          PRATYAHARA, ritiro dei sensi, consiste nell’eliminazione di tutte le percezioni esterne che possono disturbare la concentrazione.
·          DHARANA, dominio della mente, consiste nel mantenere la mente stabile e perfettamente serena, liberandola dagli influssi dei sensi, dai desideri e dalle emozioni.
·          DHYANA, meditazione, consiste nel concentrare la mente su un oggetto eliminando ogni altro pensiero.
·          SAMADHI, estasi (o enstasi, secondo la definizione del filosofo Corrado Pensa), è l’illuminazione finale, dove “atman “ l’anima individuale e “brahman”, l’anima universale, si uniscono, coincidendo perfettamente. 
Indifferentemente dal motivo per cui si prende contatto con le tecniche yoga, esse formano, comunque, un insieme di discipline che portano all’elevazione dell’individuo, esattamente come avviene nella leggenda del pesce divenuto uomo: dopo aver ritrovato la propria reale natura, l’uomo vive in conformità ad essa.
Nelle UPANISHAD si distinguono cinque involucri, o Kosa, in cui è composto il corpo, e questo concetto è condiviso da tutti gli yoga. Questi cinque strati sono sovrapposti uno all’altro: quando la vita è equilibrata e armoniosa, questi involucri, queste funzioni vitali, sono ben coordinate. 
La parte più esterna è il corpo fisico , Annamayakosa, che è ben nutrito dal cibo che ingeriamo: vi è poi il corpo vitale, quello costituito dal prana, Pranamayakosa, che si riferisce all’aria, all’energia che respiriamo; il corpo fatto di mente, Manomayakosa, che riguarda le funzioni coordinatrici del cervello; quindi l’involucro di conoscenza, il corpo della sapienza, Vijnanamayakosa, che aiuta a discriminare e a esercitare il nostro libero arbitrio; il quinto è l’involucro costituito dalla beatitudine, Anandamayakosa. Quindi, oltre agli atomi che compongono il nostro corpo fisico grossolano, possediamo la dimensione del respiro (prana, energia), della mente, dell’intelletto, delle emozioni e quella spirituale. La resistenza fisica deve essere sviluppata, il prana dovrebbe essere equilibrato, la mente calmata, le emozioni stabilizzate, l’intelletto tenuto sotto controllo e la coscienza riunita con il sé. 
La pratica delle posture, che comporta un esercizio fisico, e le tecniche di respirazione, sono gli strumenti per raggiungere tale controllo, che è essenziale per condurre una vita equilibrata.
Tutti questi passi sono tappe successive nel cammino dello yoga.
HATHA YOGA
“ Yoga dello sforzo”. E’ un metodo di reintegrazione che, attribuendo grande valore al corpo, mira a ottenere una realizzazione spirituale mediante discipline psico-fisiche.
Lo Hatha yoga è uno yoga tantrico. Il TANTRISMO è una filosofia codificata nel V secolo d.C. , ma antichissima ; per raggiungere la realizzazione il tantrismo sceglie “la via dell’azione” piuttosto che la via ascetica. Il TANTRA (telaio, ordito, da TAN = estendere e TRA = strumento), una serie di pratiche volte ad estendere le potenzialità psicofisiche dell’uomo, parte dal concetto che l’Assoluto o Pura Coscienza Indifferenziata, sdoppiandosi diventa ENERGIA POLARIZZATA, simboleggiata dalla divina coppia SIVA / SHAKTI, il principio statico e il principio cinetico, opposti, ma complementari. Il tutto si dualizza, un solo principio diventa due principi.
La comparsa dello Hatha Yoga è legata al nome di Goraksanatha. Vissuto tra l’XI e il XII secolo, egli realizzò una sintesi tra alcune tradizioni saiva , il tantrismo e la dottrina dei siddha, i perfetti. Goraksanatha è considerato autore di un trattato , andato perduto, intitolato “ Hatha-Yoga” e di un commento, conservato, intitolato “ Goraksa-sataka (Centuria di Goraksa) “ Un commento al “Goraksa-sataka” spiega il temine “hatha” (lett. sforzo violento) come composto di “HA” sole e “THA” luna, con riferimento simbolico al passaggio dell’aria nella narice destra ( Pingala), assimilata al sole, e nella sinistra( Ida) assimilata alla luna. Lo Hatha yoga intende essere l’insieme dei due respiri e si propone come obiettivo il “ samadhi”, cioè l’annullamento delle dualità, che si realizza quando Kundalini, l’energia latente nel corpo umano, viene resa attiva. Nel corpo, concepito ( nella visione propria del tantrismo) come un microcosmo, vi sono innumerevoli “nadi” (canali) in cui circola l’energia sottile sotto forma di soffi . Accanto alle due nadi Ida e Pingala , in mezzo, nel midollo spinale vi è la nadi principale : sushumna-nadi, la via attraverso la quale passa kundalini.
I chakra sono centri energetici nei quali circola il prana ( l’energia). Il polo positivo ( o polo individuo, secondo la definizione del maestro André Van Lysebeth) è sede dello spirito, mentre il polo negativo ( polo specie secondo van Lysebeth) è la sede della natura o kundalini. Tra il polo negativo e il polo positivo ci sono sette chakra principali, detti anche padma o loti. Lo scopo dell’Hatha Yoga è di risvegliare e di rendere attivi i chakra. Ma gli esercizi sui chakra, se fatti male, possono diventare pericolosi. Vanno, quindi, eseguiti sotto la guida di un maestro. 
I chakra principali sono: muladhara, alla base del corpo; svadhishana, sopra gli organi genitali; manipura, a livello dell’ombelico; anahata, il centro del cuore; vishudda, nel centro della gola; ajna, nella fronte , tra le sopracciglia; sahasrara è la sede del polo positivo, il loto dai mille petali. Quando Kundalini si “ risveglia” dalla “prigionia” dell’ultima vertebra e raggiunge il polo positivo alla sommità del cranio , è il supremo grado di coscienza, è il samadhi, l’illuminazione, che non è solo un fatto spirituale, ma anche un fatto fisiologico.
“In questa calma interiore, data dal nirvichara samadhi, la consapevolezza si colma di verità”
“Le percezioni che si conseguono nel nirvichara samadhi trascendono tutte le percezioni normali sia per estensione che per intensità”
“Allorché questo controllo su tutte le forme di controllo viene trasceso, si consegue il samadhi senza seme, e con esso si è liberi dalla vita e dalla morte”

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